CULTURA

CAPOLAVORI SIBILLINI EMIGRATI A MILANO

Daniela Tisi:"Così li salviamo" - eppure c'era l'esempio di Spoleto

Maurizio Verdenelli
Signori, si chiude! Dopo nove mesi e quattro giorni ed oltre diecimila visitatori, ‘Capolavori Sibillini’ ritornano nell’ombra, tristissima metafora della ricostruzione ‘incompiuta’ (macchè, neppure iniziata). La splendida mostra di Osimo a Palazzo Campana ha chiuso domenica 19 novembre i battenti dopo un ‘disperato’ prolungamento di 49 giorni rispetto a quel 1. Ottobre fissato come ‘closing’ quando a metà febbraio il ministro Dario Franceschini l’inaugurò, sulle orme, o meglio sulla location, della precedente esposizione Cavallini-Sgarbi  che, se ha usufruito di un ombrello mediatico ed illustri ospiti non paragonabile a Capolavori Sibillini, non può vantare le opere tratte dalla rete museale tra Macerata (particolare riferimento a San Ginesio e Loro Piceno), Fermo ed Ascoli in rovina a causa del terremoto del Centritalia. “Questi capolavori ritorneranno nelle loro sedi originarie” ha promesso il ministro. E la speranza era che vi ritornassero in autunno. Quando la speranza, come le foglie, si è staccata dall’albero ‘del nostro scontento’ si è pensato al Grande museo Diocesano di Milano. Dice Daniela Tisi, fermana, curatrice della mostra che ha Vittorio Sgarbi tra i consulenti: “L’alternativa erano i grandi magazzini-deposito di Palazzo Campana e non l’abbiamo voluta prendere in considerazione. Con la scelta milanese abbiamo voluto spostare l’attenzione del Paese, focalizzandola in una grande crocevia che non è solo economico e sociale ma anche e soprattutto culturale”. I Capolavori Sibillini all’ombra del Duomo? “Non solo, è stata fatta una scelta in direzione della grande Arte presente nella rete museale delle Marche del sud, colpite da una devastazione senza precedenti”.
Ci sono lamentazioni, neppure tanto sotterranee, per questa emigrazione di ‘identità’ di centri dalla grande storia artistica…”Comprendo e sono al fianco delle popolazioni, ma occorre dire ad esempio che i musei non sono stati restaurati e non sono pronti. Non lo è senz’altro il Contenitore di San Ginesio dal quale insieme con altri ‘gioielli’ è stata salvata la Pala di Sant’Andrea, capolavoro tra i capolavori sibillini”. Ed ora? “Posso senz’altro annunciare che la Regione Lombardia si è impegnata a raccogliere fondi per risolvere questo centrale problema post sisma della nostra regione”. Poi? “Ma non basta, si sta creando una virtuosissima cordata nel nome dell’Arte con la città di Torino in prima fila. I riflettori italiani si sono accesi su questa ‘tragedia’ dell’Arte marchigiana. E Milano è la città ideale per una tale rappresentazione. Un grande sostegno in attesa della riapertura della rete museale”. Che si spera avvenga entro l’estate prossima. E sempre di più emerge la lungimiranza dell’Umbria, rispetto alle Marche, che ha potuto ‘ricoverare’ degnamente a San Chiodo di Spoleto tutti i reperti dell’Arte regionale ‘feriti’ dal sisma (. Un team di altissime professionalità che fa capo al Centro operativo per la conservazione, manutenzione, valorizzazione dei beni storici, artistici, archivistici e librari sono al lavoro sin dal 2010, prevedendo Perugia dopo il terremoto del 1997 (condiviso con le Marche) una tale ricorrente, drammatica  emergenza. Una tale previsione non ha sfiorato invece Ancona.
15/12/2017 15:48:16

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