ATTUALITÀ

ALLA RADICE DEL 'MALE DI VIVERE'

Lo stato depressivo dell'Umbria si è preso il primato nazionale

Diego Antolini
La depressione è un aspetto delicatissimo della personalità umana, difficile da identificare e, spesso, quando ci si riesce, il soggetto è già entrato in una fase molto avanzata del disturbo psicofisico che rende la terapia di "risanamento" lunga e complessa.
Quali possono essere le cause della depressione? Si potrebbe azzardare una generalizzazione parlando di cause "endemiche" nella psiche del soggetto che dovrebbero ricercarsi nell'esperienza prenatale, cioè nel rapporto del feto con la madre. E' infatti oggi consolidata la tesi della scienza prenatale come chiave per la comprensione delle disfunzioni psicofisiche dell'adulto (e la depressione è una delle più invasive): e non parlo della relazione sessuale di Freudiana memoria, quanto di una relazione madre-figlio più sottile, che parte dai piani "empatici" dell'emotività e dell'affettività.

Tale generalizzazione convince fino ad un certo punto, in quanto i meccanismi biologici reattivi al trauma della separazione madre-figlio (separazione che con il taglio del cordone ombelicale opera un vero e proprio "transfer" emotivo nel neonato) devono essere contestualizzati nel sostrato culturale e sociale in cui il bambino si trova a crescere.

Personalmente non sono d'accordo sull'assunto – portato avanti da diversi ricercatori – che i meccanismi biologici siano così forti nel neonato da costruire una personalità "depressa" radicale e irreversibile nonostante lo stimolo educativo e culturale dell'ambiente in cui il soggetto si trova a crescere.
Sono convinto che il trauma prenatale, come una delle cause scatenanti la depressione nell'adulto, possa essere trattato e "sanato", se riconosciuto, durante la fase pre-adolescenziale del bambino.

Eurostat e Istat hanno recentemente pubblicato i risultati di un'indagine sullo stato depressivo Italiano a base regionale. Pare che la regione Umbria sia quella con la più alta percentuale di disturbi depressivi per fasce d'età.

Un primato tutt’altro che invidiabile. A delinearlo è un’indagine ufficiale di Eurostat (Europa) e Istat (Italia): l’Umbria, in sostanza, è la regione dello ‘stivale’ con la più alta percentuale di disturbi depressivi per una certa fascia di età: dai 15 ai 64 anni il 9.5%; per gli over 65 si parla del 22.3%.
L'incidenza depressiva in Umbria è del 4% a fronte di una media italiana del 2.6%, quella dei disturbi depressivi minori del 5.5% contro una media nazionale del 3%.
Sono comunque soprattutto gli over 65 ad essere colpiti, un dato che per certi versi non pare sorprendente, visto l'elevato numero di anziani presente nella regione.
L'Ordine degli psicologi dell'Umbria ha ascritto a questo e alla mancanza di lavoro le cause principali per il diffondersi degli stati depressivi. E' possibile e sicuramente la causa superficialmente più evidente se si collega la depressione dell'anziano alla sua storia presente. Ma io insisto nel puntare il dito alla radice di questo male, nella fragilità o meno della personalità come sviluppatasi durante i primi anni di vita del soggetto e, più ancora in profondità (livelli affettivi, di autostima, di accettazione di sè e della propria soggettività) nella situazione psicofisica della madre nel periodo della gestazione.

Disturbi così profondi e ancora in larga parte incomprensibili non possono essere letti soltanto nella situazione presente del soggetto, ma vanno assolutamente ricercati all'origine, quando le componenti mentali, affettive e spirituali si vanno plasmando nell'attesa del momento del "taglio umbilicale", quella separazione che proietta il neonato nel mondo come soggetto indipendente e completo.

Seguendo questa chiave di lettura si potrebbe individuare negli anni Novanta (passaggio dalla visione "industriale" a quella "tecnologica" a livello di massa) gli stati indolenti e alienanti degli adolescenti di oggi, che si fanno carico dell'eredità traumatica delle proprie madri di fronte a un cambio sociale così radicale.

Per gli anziani, invece, la cui personalità si è formata nell'immediato dopoguerra e durante gli anni d'oro dell'Industria Italiana, il passaggio dal mondo "reale" a quello "virtuale" di oggi non ha prodotto quell'effetto "stordimento" che invece hanno le generazioni più giovani, cioè la sensazione di vivere sempre di più "in rete" e sempre di meno "in casa". Gli over 65, pertanto, potrebbero aver recepito in tutta la sua forza l'avvento della tecnologia, senza essere in grado di adattarvisi. Da qui lo stato depressivo come "rifugio" contro l'incomprensibilità della vita presente.

Come risolvere il problema della depressione? Puntare ogni risorsa possibile nell' "Educazione alla gestazione", che possa regalare al bambino una condizione psicofisica ottimale per farsi strada nel mondo e affrontare tutte le sue sfide e vincerle.

Per gli adulti e gli anziani, le parole del presidente dell'Ordine degli psicologi – che ha chiesto chiarezza nelel strategie e livelli essenziali di assistenza – sono condivisibili e andrebbero ascoltate. Senza però dimenticare che in questi casi l'assistenza (psicologica, sociale, farmacologica, ecc) non è mai pienamente risolutiva, se il soggetto affetto da depressione non accetta pienamente la propria condizione. E questa, la non accettazione di sè, è un'altra grande causa per la comparsa degli stati depressivi.
28/02/2018 01:00:28

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