STORIE

la costituzione concessa e l'indipendenza della Sicilia

Raffaele Bugli
Continua dall'articolo precedente

Nonostante Ferdinando fosse dell’avviso che una Costituzione sarebbe servita soltanto a creare disordini e a suscitare l’anarchia, le sommosse in Sicilia e nel Cilento e le simpatie che stava
dimostrando l’esercito per il movimento popolare, lo spinsero a concedere lo Statuto. Tale decisione fu una ferita all’orgoglio del Re che venne in parte addolcita dal pensiero che, con
quella decisione, egli si metteva all’avanguardia, superando tutti gli altri monarchi italiani.
Successivamente anche Torino e Roma seguirono l’esempio di Ferdinando. In questa situazione, il Sovrano, si perse d’animo. Aveva sempre creduto di poter controllare tutto autonomamente, senza ritenere necessario circondarsi di persone che lo consigliassero con intelligenza. I suoi ministri, incapaci e privi di energia in tempi normali, nel momento del pericolo mostrarono il loro peggio nell’affrontare la situazione Ferdinando si trovò dunque completamente solo ad affrontare gli eventi.
Il Re affidò il compito di redigere la costituzione a Francesco Paolo Bozzelli, nominato ministro degli Interni il 27 gennaio 1848. Bozzelli per l’azione esercitata nei moti costituzionali del 1820-21 aveva la fama di esser un liberale. Esiliato, era considerato, con Carlo Poerio e Mariano D’Ayala, uno dei capi del movimento. Dunque, per l’opinione pubblica meridionale, il suo passato costituiva una sicura garanzia ma il suo ideale era rimasto quello di una Monarchia costituzionale, spiccatamente borghese e con un elettorato basato sul censo. Inoltre, come tutti coloro che si erano formati nel periodo francese, egli aveva l’ideologia di uno Stato accentrato e forte, ma era totalmente privo di quel sentimento nazionale italiano, che si legava al nuovo spirito romantico.
La concezione che Bozzelli aveva dello Stato soddisfaceva, quindi, pienamente il Re, ma non la frazione liberale più progressista che rimproverò, di lì a poco, al ministro l’eccessivo tecnicismo, la presuntuosa autonomia nella redazione della Carta costituzionale, un troppo fedele rifacimento alla Costituzione francese del 1830 ed a quella belga del 1831.
Il risultato fu una Costituzione più che moderata, conservatrice nei suoi punti principali. Il potere esecutivo veniva assegnato esclusivamente al Re che esercitava anche quello legislativo era in
congiunzione alle due camere, quella dei pari e quella dei deputati, la prima completamente composta da membri nominati dal Sovrano la seconda da membri eletti su base censuaria.
Per dimostrare la spontaneità del gesto, il Re attraversò a cavallo Napoli con una scorta di pochi ufficiali. Alcuni si genuflettevano al suolo, altri tentavano di baciargli le mani e i piedi mentre singhiozzavano istericamente. Ma arrivato nel cuore della vecchia capitale, Ferdinando si trovò intorno una folla del tutto diversa: piccoli negozianti, rigattieri, pescatori, marinai ed erbivendoli che gridavano “Morte alla Costituzione! Viva il Re! Abbasso i nemici di Dio! Maestà, non abbiate paura! Lasciate a noi i traditori!” e, per dimostrare che facevano sul serio, strapparono dinanzi il Re
i nastri tricolori. Ma, il 24 febbraio, il prototipo della Costituzione del Bozzelli cadeva in frantumi a causa della rivoluzione di Parigi. Il regime di Luigi Filippo, che aveva le sue fondamenta proprio su quella Carta a cui si era fortemente ispirato il legislatore napoletano, crollava all’improvviso. La Costituzione, prima ancora di essere applicata, appariva qualcosa riguardante il passato, un documento superato che doveva già essere sostituito: essa scontentava gli elementi più democratici, i quali, insieme ad una più diretta partecipazione al problema nazionale, reclamavano un deciso allargamento delle basi del suffragio e una maggiore limitazione dei poteri della corona, soprattutto per quanto riguardava la camera dei pari.
La nuova rivoluzione provocò un incendio in tutta Europa, ravvivando in Italia le più ardite speranze degli ultra radicali. Ancora una volta, l’obbiettivo era l’idea repubblicana. Nessun credito derivò a Ferdinando per quanto aveva fatto, e il Bozzelli, creatore di una Costituzione simile a quella che la Francia aveva ricusato, divenne bersaglio di oscuri sospetti. Entro breve tempo, il Granduca Leopoldo di Toscana e Carlo Alberto di Savoia dovettero imitare l’esempio dato da Ferdinando, concedendo la Costituzione ai loro sudditi. Il 13 marzo, anche a Vienna scoppiò la rivoluzione, e Metternich, dopo essere stato per tre decenni il personaggio politico predominante dell’Europa centrale, dovette prendere la via dell’esilio. Gli effetti di quella sommossa vennero risentiti immediatamente in Italia, dove le prime ripercussioni furono i moti di Venezia e Milano. Per quanto riguarda la Sicilia, Il Re desiderava ardentemente pacificarla, ma al contrario essa non si lasciava pacificare. I Siciliani, inebriati per la facile vittoria e per le notizie che giungevano da Parigi, furono intrattabili. Volevano costituire un regno isolato, con un proprio esercito, una propria
bandiera, il diritto di battere moneta e i forti tenuti ancora dai Napoletani dovevano essere evacuati entro breve periodo.
Il 25 marzo del 1848 si riunì il Parlamento di Palermo e, due giorni più tardi, Ruggero Settimo fu nominato reggente della Sicilia. Mentre a Palermo si esultava, nel resto dell’isola regnava l’anarchia, i patrioti siciliani rubavano nelle case e massacravano gli agenti della polizia borbonica. Il Re comprese che in Sicilia sarebbe stato opportuno temporeggiare, poiché il caos l’avrebbe aiutato a domare la ribellione.

[CONTINUA]
27/02/2018 07:59:48

http://www.cronachedeisibillini.com/cdsarticolo.aspx?idArt=136
I testi presenti sul sito sono liberamente utilizzabili per fini culturali e comunque non di lucro, a patto di citare chiaramente la fonte di provenienza Cronache Dei Sibillini (cronachedeisibillini.com), gli eventuali autori del testo, quando indicati, le date di redazione ed aggiornamento e l'url relativa. Il Gruppo The X-Plan gestisce la comunicazione per conto di CdS ma non e' responsabile per la selezione e la pubblicazione dei suoi contenuti.