STORIE

CHE FINE HA FATTO IL MUSEO DEL RISORGIMENTO A MACERATA?

Uno dei più importanti d’Italia, inaugurato da Vittorio Emanuele III in occasione dell’Esposizione universale marchigiana del 1905. Neanche l’inaugurazione della Pinacoteca a Palazzo Buonaccorsi lo ha ‘schiodato’ dalle casse dove giace da decenni

Pietro Pistelli
L’Atene delle Marche, ovvero Macerata aveva un fiore all’occhiello: il museo del risorgimento. In seno all'esposizione regionale del 1905, con sede a Macerata, era presente una sezione di documenti e cimeli risorgimentali. Per iniziativa dei suoi curatori, in particolare Domenico e Giovanni Spadoni,  questa divenne il primo nucleo di un Museo del Risorgimento, cui il Comune diede ubicazione nel 1907 nella ex chiesa di San Lorenzo (demolita nel 1933).
Costantemente incrementato da doni di privati e di enti, tra i quali diversi comuni marchigiani, il museo fu particolarmente valorizzato a partire da quando, in concomitanza con le celebrazioni per il centenario dell'Unità d'Italia, ne fu studiato un allestimento al secondo piano del Palazzo della Biblioteca. Chiuso dai primi anni '80, potrebbe ancora assolvere alla funzione storica e divulgativa per cui sorse il notevole patrimonio di documenti originale, libri e periodici conservati dalla biblioteca. Il museo che era ospitato nei locali di Piazza Vittorio Veneto - la targa in marmo è ancora oggi visibile- è da oltre un trentennio, chiuso in alcune casse. All’interno di queste sono conservati cimeli di elevato valore storico testimonianza, specie per le giovani generazioni, della costituzione a Macerata durante la Repubblica Romana del 1848-1849 della Legione Garibaldina, che difese sul Gianicolo nell’aprile del 1849 il labaro dell’Italica liberta’. Cosi come recita la lapide sul vecchio palazzo Cioci, dove soggiornò lasciando il conto scoperto, per quasi un mese Giuseppe Garibaldi.
A ricordo e a memoria dell’aiuto dei maceratesi per la costituzione della legione e per essere stato eletto suo deputato alla Costituente Romana, Garibaldi dedicò a Macerata e ai suoi cittadini quell’unica vittoria contro i Francesi il 30 aprile del 1849 a porta San Pancrazio sul Gianicolo a Roma.
Qualsiasi città italiana, con questi precedenti garibaldini, sarebbe orgogliosa di tanto passato risorgimentale: proprio per questo motivo, il Museo del Risorgimento di tutte le Marche, venne collocato nel capoluogo tra il Chienti e il Potenza.
Quale migliore occasione dei restaurati locali nel prestigioso palazzo Buonaccorsi (la sezione d’Arte moderna è stata inaugurata il 7 dicembre 2014)  per la riapertura del museo del Risorgimento?
Macerata è  ormai allo stesso livello dei musei del R isorgimento, riaperti in pompa magna a Torino, Milano, Bologna, Bergamo, Firenze per non parlare di Roma dove insiste sotto l’Altare della Patria. Perche, anche in occasione della candidatura a Capitale della Cultura (con la finalissima del 16 scorso che ha premiato Parma tra le top ten tra cui il capoluogo di provincia marchigiano) non si è ancora una volta colta questa importante occasione di ‘vetrina’ nel nome dell’Eroe dei Due Mondi?
Perché non realizzare inoltre un vecchio sogno dell’indimenticabile Libero Paci: quello di far rivedere la luce a questo tesoro territoriale, ricco di opere d’importanza culturale di rilievo nazionale.
Dobbiamo infine ricordare che i pezzi del museo non sono di proprietà del Comune ma fruiti in comodato da parte di altri enti locali, che potrebbero richiederne la restituzione.
Quali sono i propositi dell’assessora al cultura  e vicesindaca Stefania Monteverde, in merito a questa vicenda, nel contesto della politica museale? Un interrogativo che molti storici, studiosi e cittadini si pongono ed è giunta l’ora di ricevere una qualche risposta.

22/02/2018 08:00:53

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