INCOGNITA

La Scarzuola
ovvero
la macchina alchemica
di Buzzi

Parte Terza

Ufficio Stampa
Fonte: thexplan.net
Questo perché nel teatro della vita sono necessari tutti e tre gli aspetti, e vanno equilibrati. La maggior parte della gente oggi tende ad aggrapparsi agli estremi tra commedia e tragedia, ma non aggiunge la satira che invece, afferma Marco, “è la parte centrale del Tau”.

Questo intreccio di situazioni è magistralmente simboleggiato dal labirinto di erbetta che compone il piano dell’anfiteatro. Il labirinto è la prova più difficile che si ha sul piano della vita. Carichi come siamo di “mostri” (ansie e paure), nel labirinto dobbiamo trovare la strada per conoscerle e controllarle. Solo allora si troverà una via d’uscita e, infine, il terzo occhio, quello “alato”, si risveglierà.

Al centro del piano c’e’ un piccolo obelisco, lo “Zed” che potrebbe catalizzare, ma è una nostra opinione, le energie celesti e quelle terrene nel punto nevralgico dell’Opera, a metà tra le forze ctonie (rappresentate dalla bestia all’ingresso) e quelle uraniche (l’occhio alato), cioè dove si gioca la partita dell’esistenza, sul piano della nostra realtà materiale.
E’ lì che Marco ci fa notare un suono, impercettibile, che pervade l’intera struttura:

Vedete che il tufo si sgretola e ritorna terra? Lui [Buzzi] voleva il lavorio del tufo, il lavorio del muschio che mangiava il tufo e del gelo che disgregava e che era musica. Faceva parte della musica che noi non percepiamo. Lo sgretolamento è musica, lui diceva. Sempre per il Solve et Coagula...

Quindi Tomaso Buzzi avrebbe voluto che la sua Opera, nata dalla terra, tornasse alla terra, come un Golem la cui iscrizione magica viene cancellata? Sono state queste parole di Marco il primo indizio che ci ha fatto riflettere sulla reale funzione di questo complesso architettonico. La nostra guida aggiunge che egli stesso si occupa di mantenere l’equilibrio tra le due forze,

...perche’ devi lasciare che la natura prenda possesso, ma nello stesso tempo devi non far totalmente che si sciolga, devi consolidare. Il muschio lo tolgo poco perche’ deve sentirsi questa musica...

Quindi tutta la simmetria degli elementi e il loro equilibrio è in molti casi apparente. Infatti le proporzioni sono falsate, tra nanismo e gigantismo, e ciò che troviamo a destra non è esattamente identico a quello che c’è a sinistra. E’ un paradosso? No, perché Buzzi intendeva uscire dagli schemi predeterminati che lo avevano soffocato in vita; intendeva uscire, come ripete Marco più volte nel corso della giornata, “dalla Matrix”. Eppure, in una visione globale dell’Opera, non possiamo che apprezzare la bellezza e l’armonia delle forme, delle posizioni, degli angoli e delle strutture. Ci rendiamo conto di essere di fronte ad un altissimo livello di architettura esoterica.
Ci chiediamo se Tomaso Buzzi fosse in realtà un alchimista mascherato da architetto. Marco ci spiega che la magia faceva parte della formazione di suo zio, ce l’aveva dentro e l’ha utilizzata per creare un sistema di “conservazione della memoria” sui modelli di Giulio Camillo Delminio, del quale oggi si parla pochissimo. L’Opera di Buzzi è un enorme archivio mnemonico che può essere letto a vari livelli a seconda del grado di maturità cognitiva e sottile che si possiede:

...ecco perché c’è l’infinito, perché [l’Opera] è eterna, quindi passato, presente e futuro li ha messi tutti insieme. Perchè [Buzzi] aveva la visione dall’alto, ecco l’occhio e l’ala, lui aveva visto tutto...

Dal “pontile” della nave ammiriamo forse la parte che più incarna l’ “archivio della memoria” di Tomaso Buzzi, la sua città ideale: una costruzione surrealista poggiata sulla nave di Caligola che, a sua volta, galleggia sul lago di Nemi. La città è una trasposizione in prospettiva dei vizi e delle virtù umane. La base, in scala naturale, è una serie di celle e prigioni scure, mentre man mano che ci si eleva, in alto le proporzioni di allontanano, vengono ridotte in scala, in una visione paradossale che rappresenta le contraddizioni dell’uomo, che cerca le virtù avendone una prospettiva falsata, mentre cade nei vizi senza conoscerne l’essenza venefica. Così in alto osserviamo il Partenone, il Colosseo (“Buzzi aveva la casa a Roma che si affacciava su di esso”), la torre dei Gonzaga (“li amava”) e poi la torre dei venti, la piramide, l’arco di trionfo, gli obelischi:

La piazza è un ottagono. L’ottagono è una tartaruga, la piazza ricorda la città ideale a Urbino. Poi lui [Buzzi] rifà lo stesso gioco di prima. Se di qua ci sono i templi, ci devono essere anche di là, ma li fa disuguali. Sempre per il due...l’unione è in armonia. Lui crea un’opera nell’unità...

Quando Marco Solari si è trovato di fronte al compito di continuare l’Opera di Buzzi, ha dovuto fare i conti non solo con le difficoltà materiali ma, soprattutto, con l’enorme lavoro interiore di “ascoltare” e capire il significato di ogni singola pietra. L’intuizione principale è stata quella di “azione immediata”: azionare, anche sbagliando, per poi correggersi in movimento. Lo stallo è la cosa più tremenda perché è quello che vuole il sistema, “la Matrix”. Questo è il secondo indizio che ci ha guidato alla comprensione dell’Opera.
La “Città Ideale”, o meglio, il gruppo degli elementi posti sulla poppa della nave (orientata a ovest) che rappresentano le virtù umane, è ispirata al lavoro che Antonio Averlino detto il Filarete aveva progettato per Francesco Sforza e chiamato “la Sforzinda” (poi ripreso anche da Walt Disney nella sua celebre città incantata che ne rappresenta il marchio). Quel progetto, mai realizzato, si è qui concretizzato nella “Buzzinda”, come la chiamava Tomaso Buzzi.

E’ una città progettata...con la prospettiva...Il primo piano è regolare...poi quando comincia a fare i piani superiori li falsa...perchè per il Filarete la città era dispiegata sia interiormente che esteriormente...rappresentava anche l’umano...

La nave è in movimento, perché non è dritta, fa notare Marco, ma la sua asse è leggermente inclinata, in direzione del mostro e del labirinto. Ci sembra, allora, che la chiave simbolica stia tutta nel movimento. L’acqua, o il mercurio fluido, che favorisce il trasporto dell’anima o della mente elevata che, una volta risvegliato il terzo occhio, può andare “al di là”, verso Sud, verso una dimensione diversa. Non possiamo non notare la somiglianza con il lago o mercurio filosofale di Maat (concetto egizio antichissimo che simboleggia il giudizio, l’equilibrio, la misura, ecc), sopra il quale la barca solare di Osiride viaggia. E, a conferma di questo, notiamo come sulle mura esterne dell’Opera si ripete il simbolo del Sole. Chiediamo a Marco una spiegazione:

L’Opera è solare, lui [Buzzi] segue il discorso solare...Ci sono dei momenti dell’anno dove il Sole colpisce determinate cose e le enfatizza...Poi ci sono i famosi passaggi, cioè il crepuscolo e l’alba...sono i più interessanti, quegli attimi che durano niente e in cui però l’Opera vibra...
13/04/2019 16:04:25

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