STORIE

QUANDO A SERRAVALLE DI CHIENTI, PRESENTE L'AVV. GIANNI AGNELLI FIAT E ALFA ROMEO COLLAUDAVANO I PROPRI MEZZI MILITARI (ANNI 50)

Maurizio Verdenelli
Serravalle di Chienti, tra Marche ed Umbria, terra sorprendente. Non solo ‘Terra di Mezzo’, altopiano millenaristico dove passò la cavalleria di Annibale ed in epoca moderna il grande medico dei Papi e dei Presidenti, Giuseppe Giunchi (del comune fu sindaco), Enrico Mattei, Aldo Moro, Amintore Fanfani, il celebre architetto Pier Luigi Nervi, i capi di Stato Scalfaro e Ciampi, e subito dopo Giovanni Paolo II e - in tempi di Guerra Fredda e di riarmo- anche l’Avvocato per antonomasia (diceva sorridendo che quello era il suo ‘nome d’arte) Gianni Agnelli. La scoperta è recentissima: anzi siamo noi a farla.
Scrive dunque Alessandro Sannia in un bel libro su ‘Le auto che hanno fatto la storia”, in particolare circa la leggendaria Fiat Campagnola: “Il primo prototipo fu completato entro la fine del marzo 1950 e fu subito sottoposto a un severissimo collaudo lungo le rive sabbiose del Po. Per verificare la resistenza dei giunti omocinetici, grande problema della trazione sulle ruote anteriori, il capo collaudatore, il ben noto Commendator Carlo Salamano, dispose ad esempio che una vettura compisse alcuni ‘otto’ a tutto sterzo, in prima ridotta, sulla sabbia, e che la prova fosse condotta ininterrottamente, giorno e notte, fino a giungere alla rottura per poi poterne osservare le cause. Risolte le perplessità riguardanti l’affidabilità dei vari componenti, la Campagnola fu mostrata agli esponenti della Motorizzazione Militare nel corso di apposite prove organizzate dall’esercito nel maggio 1951 a Serravalle di Chienti, in provincia di Macerata. In quell’occasione, vennero messe a confronto la vettura Fiat e l’Alfa Romeo Matta, progettata e costruita a tempo di record dopo la pubblicazione del bando. Raggiunto l’accordo per la fornitura di vetture al Ministero della Difesa e poi a quello dell’Interno, la Fiat scelse però di differenziare gli esemplari destinati alla vendita ai privati, intervenendo sulla carrozzeria e, in misura minore, sulla meccanica”.
Dice Giancarlo Guiggi, serravallese: “Chi avrebbe detto che il territorio montano del nostro paese, centro prevalentemente agricolo dove si allevava bestiame e si pascolavano pecore e si produceva in quantità il carbone (resta vivo in proposito il ricordo di Mimmo Biagini) sarebbe stato valutato come ideale per collaudare i primi mezzi al servizio dell’Esercito che si stava nuovamente potenziando dopo la seconda guerra mondiale? Erano i tempi della Cortina di Ferro, della Soglia dell’Est. Fiat ed Alfa Romeo, ancora statale, si contendevano le forniture pubbliche. E così era stato anche per il progetto della ‘camionetta’, o per dirla in americano, della jeep: quelle Nato con i grandi blindati arrivavano nottetempo in estate a Colfiorito per ‘infilarsi’ rapidamente nella caserma allievi sottufficiali d’artiglieria (quartier generale a Foligno) per le esercitazioni in luoghi impervi del vastissimo altopiano. Un mezzo che fosse capace di ‘arrampicarsi’ su impervi pogge e pure lungo i crinali delle montagne: e il luogo più adatto sembrò in quegli inizi di anni 50, quando il futuro presidente dell’Eni, Mattei, pescava e cacciava sul lago di Colfiorito, sembrò proprio la corolla montuosa serravallese. “La Fiat e l’Alfa Romeo in competizione tra loro- dice Guiggi- decisero rispettivamente dai quartier generali Torino ed Arese di collaudare i loro prototipi proprio a Serravalle di Chienti con la supervisione dei propri, poderosi staff di ingegneri e meccanici. E qualche anziano riferì d’aver visto personalmente l’Avvocato Gianni Agnelli che amava tantissimo qualsiasi mezzo a quattro ruote tanto da guidare personalmente nei propri spostamenti l’auto, con la scorta tenuta a fianco e nei sedili posteriori!”
20/02/2018 08:02:41

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