STORIE

IL REGNO DELLE DUE SICILIE

Dal 1848 al 1861 - Introduzione

Raffaele Bugli
Nel febbraio-marzo 1861, con la resa delle ultime roccaforti borboniche di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto si conclude il dramma del Regno delle Due Sicilie, i cui territori vengono inglobati nel nascente Regno d’Italia. In questa mia tesi ho ripercorso la caduta dello Stato napoletano attraverso i suoi ultimi due Sovrani, Ferdinando II di Borbone e il suo discendente Francesco II, evidenziando come al crollo del Regno parteciparono una serie di concause interne ed internazionali. La mia analisi è stata svolta sia sulla base di monografie classiche sia su testi di autori contemporanei, tra i quali il recente libro del Professor. Eugenio Di Rienzo: “Il Regno delle due Sicilie e le Potenze Europee 1830-1861” dal quale ho tratto suggerimento per questa mia tesi. Inoltre, la scelta di questo argomento è stata da me effettuata per l’affetto personale nei confronti del Regno borbonico trasmessomi da mio padre, salernitano, al quale dedico questa mia esposizione. Tra le cause che contribuirono alla caduta del Regno possiamo identificare dal punto di vista interno: la mancata modernizzazione delle strutture politiche, economiche ed istituzionali che suscitò il malcontento della classe borghese emergente che aspirava ad ottenere un sempre maggior controllo della vita politica del paese, le mai sopite speranze indipendentiste siciliane, il diffondersi delle ideologie risorgimentali, il tradimento dei più alti gradi governativi della Monarchia corrotti dagli agenti cavourriani e l’incompetenza dei generali dell’esercito che affrontarono i garibaldini. Dal punto di vista internazionale: l’azione intrapresa da Inghilterra e Francia volta a rendere la penisola italiana una colonia politico-economica funzionale alla loro strategia di dominio del Mediterraneo che successivamente rese possibile l’aggressione Piemontese del Mezzogiorno senza palesare una dichiarazione di guerra. Nello specifico, nel primo capitolo viene analizzata la situazione del Regno durante il trono di Ferdinando II. Partendo dalla situazione politico-sociale precedente al 1830, anno della sua salita al trono, sono passato a descrivere la politica interna ed estera che il Sovrano attuò al momento della sua incoronazione. Politica estera che si basava sulla totale indipendenza del Regno da qualsiasi influenza estera; Politica interna che portò si al risveglio economico, culturale e politico del paese; ma che altresì portò alla diffusione di ideologie romantiche di nazionalità e libertà, allo svilupparsi di malcontenti provenienti dalla classe borghese che si trovò chiusa nei rigidi quadri del paternalismo borbonico ed al ripresentarsi delle mai sopite volontà indipendentiste siciliane. Queste circostanze portarono alla rivolta del 1848 che dopo una breve parentesi costituzionale venne domata dal Sovrano restaurando una Monarchia assoluta fortemente accentrata nella sua figura che andò a limitare ulteriormente la richiesta di potere politico della borghesia e che non consentì lo sviluppo di una nuova classe dirigente. La serie di processi contro i rivoltosi danneggiarono fortemente l’immagine di Ferdinando considerato un “mostro” agli occhi della stampa liberale europea, da questo momento vi sarà una continua intromissione da parte delle potenze estere nella politica interna del Regno per richiedere riforme amministrative e giudiziarie. Ad aggravare maggiormente la sua posizione fu la decisione di non schierarsi a fianco di Francia, Inghilterra e Regno di Sardegna nella guerra di Crimea.
Questo portò alla rottura delle relazioni diplomatiche con Londra e Parigi, nonché alla possibilità per Cavour di presentare al Congresso di pace a Parigi la sua nota sulla questione italiana. Le mire espansionistiche dei Savoia vennero rafforzate dall’accordo di Plombières siglato con Napoleone III. Nel secondo capitolo vengono descritte le difficoltà che Francesco II trovò nel 1859 al momento della sua salita al trono: una Corte piena di intrighi ed una parte della famiglia liberale e filosabauda. Mentre venivano riallacciati i rapporti diplomatici con Francia ed Inghilterra, nel nord Italia i successi bellici dell’asse franco-piemontese determinavano il tramonto della potenza asburgica nella Penisola e l’avanzata territoriale sabauda. Dinanzi a questi eventi il Re napoletano chiamò a capo del Governo il Principe Filangieri che cercò invano di attuare riforme sia in politica interna che in politica estera, ma qualsiasi progetto di riforma venne respinto in blocco dal Re costringendo il Primo ministro napoletano a reiterare più volte le sue dimissioni. Intanto i successi ottenuti dal Regno sardo appoggiato dalla Francia nell’Italia centrale portarono il gabinetto britannico, con a capo Lord Palmerston, a ridimensionare le ostilità nei confronti del Piemonte ed ad avvicinarsi alla causa Sabauda, sempre in prospettiva del dominio Mediterraneo. Infine nell’ultimo e terzo capitolo sono esposti gli ultimi anni del Regno. Il capitolo si apre con lo sbarco in Sicilia dei volontari al seguito di Garibaldi. Sbarco velatamente appoggiato dal Regno sardo e dall’Inghilterra e riuscito anche a causa degli errori e delle incertezze della flotta navale borbonica. La rivoluzione siciliana che da quarantacinque anni si confronta con Napoli ora trova il sostegno di quella pan-italiana, ma le masse incolte sapevano ben poco di questo ideale mirando solo a guadagnare quanto occorreva per una vita decorosa. L’incompetenza degli oramai attempati generali a capo dell’esercito borbonico consentì il trionfo della spedizione garibaldina che acquistò sempre più le simpatie del Governo inglese e costrinse il Regno borbonico a ritirarsi dalla Sicilia. Deluso dall’incapacità dei suoi generali, Francesco sperò di salvare il Regno grazie agli sforzi diplomatici, venne così inviata la richiesta d’aiuto alla Francia che propose al Regno Unito di tentare un’azione diplomatica in favore delle Due Sicilie. Londra respinse tale eventualità affermando invece che sarebbe stata pronta ad opporre la propria forza in caso di intervento francese poiché oramai veniva considerata l’indipendenza italiana fondamentale per garantire l’ordine europeo oltre che ad evitare che la Francia avesse un ruolo determinante nella penisola. A questo punto a Francesco II, su consiglio di Napoleone III, non rimase che riemanare la Costituzione del 1848 al Regno, facendo della Sicilia un Vicereame, e cercare l’alleanza con il Piemonte. Ufficialmente, il Regno sardo era in rapporti amichevoli con Francesco II, in realtà il Conte di Cavour lavorava arditamente per scatenare la rivoluzione nel Regno napoletano e fingeva di prendere in considerazione la proposta di alleanza con Napoli, solo perché era stata proposta dalla Francia. La serie interminabile dei tradimenti orchestrati da Cavour che toccarono tutte le più alte sfere governative della Monarchia napoletana, dalla marina al gabinetto dei ministri, contribuirono sempre più allo sfaldamento del Regno. Il passaggio dei garibaldini sul continente fu reso, nuovamente, possibile dalla protezione inglese e dal benestare della marina borbonica. Garibaldi poté dunque iniziare la sua marcia trionfale verso Napoli, trovando sulla sua strada l’esigua resistenza messa in campo dai generali borbonici scoraggiati e persuasi che non era più il caso di combattere per una causa oramai abbandonata da tutti, a differenza invece dei soldati pronti a battersi per la causa monarchica che raggiunsero Francesco II ritiratosi a Gaeta. Il Re borbonico si trovò completamente isolato sul piano diplomatico ad affrontare il Piemonte che godeva oramai dell’appoggio delle due Grandi Potenze occidentali, Francia e Inghilterra, tutte le corti europee decisero di non mobilitarsi militarmente in favore delle Due Sicilie per timore di una reazione inglese. Intanto dopo aver invaso le Marche e l’Umbria, Vittorio Emanuele si avviava verso Napoli dove venne tenuto un plebiscito farsa per legittimare la guerra a Francesco II. Successivamente all’incontro di Caianello, erroneamente passato alla storia come incontro di Teano, nel quale Garibaldi consegnò i territori fin lì conquistati al Re sardo, iniziò l’offensiva contro le ultime fortezze borboniche. Dopo una strenua resistenza di Gaeta durata oltre 102 giorni, segnata anche dal tifo, Francesco II, sempre presente in prima linea con la consorte, si rese conto dell’inutilità della resistenza prolungata che aveva causato solo lutti e danni alla città. Il 14 febbraio 1861 i Reali borbonici si imbarcarono alla volta di Roma. A distanza di un mese cadranno le ultime due roccaforti di Messina e Civitella del Tronto segnando definitivamente la fine della Monarchia borbonica nel Mezzogiorno.
Questa mia trattazione vuole dunque mettere in chiaro quali furono le cause che portarono alla caduta del Regno delle Due Sicilie, nel tentativo di darne una immagine chiara, migliore e più veritiera possibile, rispetto a quella della semplice “pecora nera” affibbiatagli dalla storia risorgimentale italiana.

[CONTINUA...]
18/02/2018 18:15:55

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