ATTUALITÀ

LE SIBILLE OGGI

Luciano Magnalbo'
Leggendo La Sibilla, l’ultimo avvincente e dotto libro ( Marte editrice) di Americo Marconi, medico, umanista ed alpinista di Grottammare, viene spontaneo  traferire  l’amorosa e misteriosa maga dalle silenziose e buie grotte del  suo monte  alle pianure tra i fiumi e verso il mare, sempre più popolose e trafficate da persone umane di ogni genere e specie.
Della Sibilla e delle sue suadenti ancelle in mille hanno parlato e scritto, racconta il Marconi, dagli antichissimi greci chiamati Pelasgi che furono i primi a venerarla, ai conterranei del nostro novecento come Falsetti e Pascucci ( il poeta Colsalvatico), che più volte sono saliti sul monte nel tentativo di esplorare quelle grotte dove, secondo la leggenda, chi entrava veniva spinto in tentazione dalle accoglienti ospiti e condannato a vivere continuamente nella lussuria e nel peccato; tutto bene, dirà qualcuno, anzi benissimo, però fino al venerdì  notte, quando le irresistibili donne,  appartandosi con la loro regina in segrete sale, si trasformavano in bisce e serpenti. Poi ritornavano belle, ancora più belle di prima, e il sabato sera scendevano a valle a ballare con i pastori, ma se non fossero rincasate prima dell’alba per appartarsi con qualche giovane, i loro piedi si sarebbero trasformati in zoccoli di capra.
Secondo una tradizione popolare sminuente e meno poetica, già diffusa e radicata nel fermano nel XVI secolo, la Sibilla però non era una maga, ma semplicemente una autorevole  matressa  che offriva in quell’antro giovani prostitute silvestri  ai numerosi pastori di passaggio, riservando a se stessa i clienti più importanti, più altolocati e con maggiori disponibilità, primi fra tutti i cavalieri erranti, proprio come fanno da sempre le Sibille d’alto bordo.
Anche oggi, come sempre e in ogni epoca, le Sibille sono dovunque, sia che siano maghe dominatrici, sia che siano belle ancelle, come quelle disseminate dalle cosche lungo l’Adriatica e non solo, straordinariamente coraggiose, sole nella solitudine della notte in luoghi bui, per vendersi discinte per pochi denari ai moderni pastori senza pecore, che le esaminano e le scelgono dall’alto dei loro SUV, e che qualche volta non pagano e  le maltrattano pure.
Le maghe dominatrici, le Sibille non ancelle invece,  ricoprono sempre più cariche di prestigio in ogni campo, e sono – detto alla Boldrini - mediche, infermiere, avvocate, magistrate, notaie, imprenditrici, AD, CEO, insegnanti, funzionarie della P.A., impiegate di ogni genere e grado e così via, donne capaci di soggiogare, che meritano stima e rispetto per la le loro capacità e per la serietà con cui svolgono il proprio lavoro: parlano poco, hanno  occhi penetranti e assoluta padronanza, comprendono e sanno tutto molto prima degli altri, rimangono gelide di fronte alle più toccanti vicende perché prima di ogni altra cosa le regole, hanno inesauribili energie, che impiegano pure la sera per governare i loro mariti ed i bambini, anche quando si portano il lavoro a casa.
Di belle maghe ce ne sono anche in politica, ne sanno una più del diavolo, strepitano quando serve e sanno come farsi strada, usando ogni buona arte per andare avanti, brave ad affabulare, scaltrissime nel saper emergere.   
E che dire delle casalinghe, le Sibille più potenti di tutte?  Il grande Gabor Bonifazi, l’intellettuale più intellettuale che abbia conosciuto, rimase colpito dalla descrizione che in un articolo del  1986 sul Messaggero, ospite dell’amico Verdenelli  allora potente Caporedattore di quel giornale, feci delle casalinghe di campagna …“ né giovanissime ma nemmeno anziane, di calibro superiore alla media, quelle che spostano mobili di qua e di là, abituate a toccare terra con le mani a gambe tese per fare l’erba; e che donne, fianchi possenti, polpacci e braccia ragguardevoli, capaci in un giorno di cucinare, andare nell’orto, scuoiare il coniglio, pelare e preparare la papera, rifare da cima a fondo la casa, lavare e stirare per i figli, dar da mangiare agli animali di corte, lavorare la lana, lavorare di lingua con la vicinata, vedere un po’ di TV, e la sera fare  secco il marito, ovviamente dirigendo il rapporto”.
Ma anche in città esistono avvincenti maghe, ….” donne robuste - scrivevo – che al posto del sedere hanno un bel sedere e al posto del petto hanno un bel petto, che con fierezza prorompono dai  loro vestiti, arzille, gioiose, bonarie, vivaci e cordiali; e sono quelle donne affatto grigiastre, ma anzi  dalla pelle rosata e distesa, che tutti gli uomini vorrebbero almeno annusare un po’ più da vicino e che, se poco  poco accavallano le gambe al caffè, o si inchinano ad accarezzare il cagnolino, si blocca il traffico dell’intera città”; e ce ne erano a Macerata di tali capolavori,  quando il centro era scintillante di vetrine, il corso affollato ed i caffè con i tavoli dentro e all’aperto strapieni di maceratesi innamorati della loro città.
Concludo questo inno alla Sibilla ritornando su due passaggi della leggenda che intorno a questo mito si è formata, che stranamente riportano a riti ed usanze di sempre.
Il primo spunto è  quel trasformarsi  delle donne in bisce e serpenti dal venerdì notte al sabato sera appartate in inaccessibili stanze  per poi uscirne più belle e andare a ballare a valle con i pastori, storia che fa pensare che in realtà quelle ragazze, se veramente sono esistite, macché bisce  e serpenti: il sabato si rinchiudevano nel proprio spazio dell’antro e  lo dedicavano alla propria cura, facendosi il bagno, lavandosi e componendosi i capelli, e mettendosi  belletto e rossetto per uscire la sera, proprio come fanno le nostre autorevoli Sibille di oggi dopo aver dedicato la mattina al parrucchiere, all’estetista e al massaggiatore, e il pomeriggio al bagno turco, alla sauna, alle mani, alla maschera sul viso e alla consolle da trucco, con una finale e magistrale spruzzatina di profumo sui punti strategici.           
Il  secondo argomento è quello dei piedini delle ancelle che divengono zoccoli di capra se la ragazza non  rientra nella grotta  prima dell’alba, andando  invece ad appartarsi con il pastorello  sconosciuto che ballando l’ha desiderata ed abbracciata.
Ricordando che ogni termine ha una suo preciso significato fin dalla notte dei tempi, significato che si forma applicando una immagine ad un fatto, è fin troppo facile concludere che con la favola della metamorfosi dei loro piedi in zoccoli caprini le ancelle della Sibilla, nell’immaginario collettivo, non fossero altro, come si diceva nel fermano nel XVI secolo, che vivaci e disinvolte zoccole di montagna a delizia dei pastori.
30/11/2017 19:22:13

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