INCOGNITA

Il destino di Ettore Majorana

Parte Quinta

Ufficio Stampa
Fonte: thexplan.net
LA SCOMPARSA

Quando Majorana si presento’ inaspettatamente al concorso per la cattedra di Fisica a Palermo (spiazzando la commissione esaminatrice presieduta da Fermi), su suggerimento della stessa commissione gli venne assegnato un posto all’Universita’ di Napoli con una legge speciale che era servita a Marconi per Roma (visto che a Palermo la terna dei vincitori era gia’ stata praticamente decisa).
Majorana accetta e comincia le sue lezioni il 12 gennaio 1938, tre volte la settimana. A Napoli alloggio’ all’Hotel Bologna.
Pochi studenti riuscivano a seguire le sue spiegazioni; tra questi vi era Sciuti. Al termine delle lezioni Majorana si intrattiene spesso con Carrelli, direttore della facolta’. Discutono di fisica e, attraverso le parole (e le domande) di Majorana, Carrelli capisce che lo scienziato siciliano stava lavorando a qualcosa di molto impegnativo e segreto, visto che non ne parlo’ mai apertamente.
Sul traghetto Napoli-Palermo il 25 Marzo 1938 Ettore Majorana sarebbe dovuto “scomparire”, almeno a giudicare dalle lettere che scrisse a Carrelli e ai genitori.
Dapprima prelevo’ lo stipendio di diversi mesi di insegnamento (una somma di circa diecimila euro attuali) e il passaporto (che aveva validita’ solo Europea e sarebbe scaduto l’anno successivo – dettagli importanti che depongono a sfavore della pista “sudamericana”), poi s’imbarco’ sul traghetto della Tirrenia verso Palermo.
Poco prima di imbarcarsi Majorana aveva scritto a Carrelli una lettera piuttosto esplicativa sulle sue intenzioni:

“Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Sciuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo”

Invece arrivo’ a Palermo senza incidenti, prese alloggio all’Hotel Sole e scrisse due telegrammi urgenti a Carrelli: nel primo gli si chiedeva di non considerare la lettera spedita da Napoli; nel secondo, piu’ elaborato, che “Il mare mi ha rifiutato” (26 Marzo 1938) e che sarebbe rientrato a Napoli il giorno seguente ma avrebbe lasciato l’insegnamento. Invece Majorana non torno’ piu’.
Anche ai genitori aveva scritto una lettera di addio cui non fece seguito una smentita.
Sembra che Majorana non scese mai dal traghetto diretto a Napoli. Vi sali’, questo si, come prova la testimonianza del Prof. Strazzeri (docente di Geometria all’Universita’ di Palermo) che al fratello Salvatore confermo’ di aver preso posto nella stessa cabina di Ettore. Tale testimonianza e’ comprovata dai registri della Tirrenia del tempo che indicavano Strazzeri e Majorana come passeggeri nella stessa cabina. La stessa Tirrenia, d’altra parte, si rifiuto’ di esibire il biglietto d’imbarco di Majorana persino ai familiari di Majorana, pur ammettendo che egli sali’ effettivamente a bordo di quel traghetto. Un comportamento inspiegabile solo se si considerano le ipotesi “ufficiali” fatte circolare sulla scomparsa dello scienziato siciliano, ma non se si accetta la possibilita’ che Majorana sia stato “prelevato” direttamente dal pontile del traghetto, come vedremo nell’ultimo paragrafo.
Alla sua ricerca si interessarono i piu’ alti livelli del governo Italiano (lo stesso Mussolini aggiunse, come nota personale in calce alla pratica di ritrovamento, “Voglio che si trovi!”).
Vennero avanzate le ipotesi piu’ disparate:  suicidio (ipotesi molto remota anche se la piu’ “semplice” e immediata); ritorno in Germania per lavorare con gli scienziati del Terzo Reich (complice una foto che lo ritrarrebbe accanto al nazista Eichmann nel 1950 su un battello diretto in Argentina; l’isolamento nella Certosa di Serra San Bruno (Calabria). A questo proposito a nulla valsero le richieste della famiglia Majorana a Papa Pio XII sulla sorte del figlio. Dal Vaticano non giunse mai risposta.
Altre ipotesi suggestive sono quelle del barbone Tommaso Lipari che girava per le strade di Mazara del Vallo risolvendo i problemi matematici degli studenti che incontrava. Alcuni elementi fecero pensare che si trattasse di Ettore Majorana ma Paolo Borsellino, allora procuratore a Catania, confronto’ le calligrafie di Lipari e Majorana escludendo che essi fossero la stessa persona. Nel 1999 (Umberto Bartocci) si ipotizza la congiura dei colleghi scienziati per far sparire Majorana che non si allineava con il regime del tempo.
Nel 2008 testimoni parlano alla trasmissione TV “Chi l’ha visto?” affermando di aver visto e parlato con Majorana in Venezuela a meta’ degli anni ’50. I Carabinieri del RIS hanno accertato l’identita’ del fisico nella citta’ di Valencia tra il 1955 e il 1959 (si faceva chiamare Sig. Bini) ma e’ ignoto il suo destino dopo il 1959.
Un testimone ha raccontato di aver incontrato all’inizio degli anni ’80 a Roma un clochard che diceva di avere la soluzione dell’Ultimo teorema di Fermat e che si trattava di Majorana (l’uomo era sulla settantina). Monsignor Di Liegro (fondatore della CARITAS di Roma) avrebbe rivelato al testimone la vera identita’ del clochard e che si trovava ospite in un convento della capitale.
La morte di Majorana sarebbe avvenuta il 12 Ottobre 1997, sempre secondo questo testimone anonimo.

[CONTINUA]
21/12/2018 08:30:40

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