STORIE

ENRICO MATTEI 'RITORNA' A MATELICA

Maurizio Verdenelli
La città di adozione vuole ‘intitolarsi’ nel nome del fondatore e primo presidente dell’Eni. Antonio, il padre, in realtà avrebbe preferito Camerino come residenza, ma risultò troppo cara. E quindi riportò la famiglia laddove era stato comandante dei carabinieri dopo il trasferimento da Acqualagna dove il suo primogenito era nato.



“Matelica, Città di Enrico Mattei”. A distanza di 56 anni dalla morte, a 56 anni, del fondatore e primo presidente dell’Eni, Matelica dove visse dal 1919 al 1929, e dove tornò tante volte e della quale fu eletto cittadino onorario nel 1953  (il 10 febbraio era stato costituito l’ente idrocarburi), lui nato ad Acqualagna (PU) da madre del posto e dal padre abruzzese, pensa a legare a sé per sempre il nome del Marchigiano più grande del dopoguerra. La proposta è della fondazione Enrico Mattei di Matelica, in attesa di sapere cosa ne pensa la comunità di Acqualagna gelosissima dei natali del suo cittadino più famoso nel mondo. Ma nell’iter non sarà un passaggio vincolante, perché la fondazione la proposta l’ha fatta all’amministrazione comunale. Che si pensa l’approverà certamente.
Il progetto è di sostituire la cartellonistica indicante la città, con un’altra dove il nome dell’Uomo che guardava il Futuro (il titolo di una fiction Rai di grande successo qualche anno fa) sarà presente. Attualmente c’è solo quella che segnala la tomba di Mattei all’interno della cappella di famiglia, non visitabile se non nel corso di cerimonie ufficiali. A ricordare il fondatore dell’Eni c’è pure l’ospedale cittadino che venne inaugurato dalla vedova, ad una diecina d’anni di distanza dalla tragedia (leggi: attentato) sul cielo di Bascapè che bruciò la vita non solo dell’Ingegnere ma pure quella del giornalista William Mc Hale e del pilota Irnerio Bertuzzi. Si salvò solo l’addetto stampa Gino Valeriani, sefrano, che all’ultimo non salì sul bireattore ‘minato’ dell’Eni in quel fine ottobre del 1962.
Tra i progetti anche il restauro della monumentale stazione di servizio Agip all’ingresso di Matelica, che verrebbe utilizzato in ufficio informazioni turistiche.
Dunque un primo passo per la valorizzazione della figura di questo Gigante del dopoguerra italiano, mentre Acqualagna da qualche mese ha portato a termine l’implementazione del museo creato all’interno dell’abitazione del brigadiere Antonio Mattei, padre di Enrico (primogenito) proprio nella piazza principale del paese famoso per il tartufo bianco apprezzato da Oscar Farinetti. “Amo il tartufo bianco di Acqualagna e soprattutto Mattei, adorato da mio padre partigiano ‘bianco’, un’associazione voluta proprio dal Grande Enrico” mi disse Farinetti per i 50 anni della Festa italiana del celebre tubero nel quale venne pure presentato il mio secondo saggio (“Il futuro Tradito – La leggenda del santo petroliere” Ilari editore) dedicato a chi fece emergere il Paese dalla miseria assoluta in cui l’aveva gettato la seconda guerra mondiale.
“Si pensa di connettere in rete i ‘luoghi di Enrico Mattei” dice Alessandro Delpriori, sindaco di Matelica, la cui città intrattiene da sempre rapporti fraterni con Acqualagna proprio nel nome dell’Uomo che guardava al futuro. A Matelica il maresciallo Mattei (promosso e quindi trasferito da Acqualagna dopo la clamorosa cattura del famigerato brigante calabrese Musolino) tornò dopo il congedo per dare un futuro possibile alla famiglia. Inizialmente l’intenzione era di sistemarsi a Camerino, dove c’erano più scuole e soprattutto l’università, ma poi la vita ‘cara’ fece desistere Antonio da quel progetto camerinese a favore di Matelica ‘più a buon mercato’. Un segno del destino: a fianco della casa con giardino della famiglia Mattei c’era quella del professor Marcello Boldrini,  mentore di Enrico, poi suo vice e successore all’Eni. Fu lo stesso Ingegnere a ricordarlo in un appassionato discorso durante la cerimonia della laurea honoris causa che nell’aprile 1960 gli venne attribuita dall’Università di Camerino.

14/02/2018 04:26:46

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