INCOGNITA

LA BELLISSIMA NEFERTITI 'DORME' ACCANTO AL FARAONE FANCIULLO?

Mistero a Luxor. Avviate nuove indagini sulla tomba di Tutankhamon. Intervista al professor Franco Porcelli, capo della prestigiosa missione italiana in Egitto

C.S.
La leggendaria regina egiziana Nefertiti, sposa di Akenathon, sarebbe sepolta in una camera segreta e inaccessibile accanto alla tomba di Tutankhamon. L'ipotesi venne formulata nel 2015, dopo accurate ricerche, dall'archeologo inglese Nicholas Reeves che annunciò di aver scoperto oltre la parete nord della stanza con le spoglie del “faraone fanciullo” «tracce di due accessi finora sconosciuti». L'egittologo britannico ritiene che la sala nella quale furono rinvenuti i resti di Tutankhamon (figlio di Akenathon, secondo alcuni test del Dna), sia troppo modesta e che, vista la morte improvvisa del re, avvenuta quando aveva 18 anni, potrebbe essere stata ricavata in una tomba già esistente e più grande. Da due anni nella Valle dei Re a Luxor, all'interno del sepolcro ipogeo vengono eseguite indagini con l'uso di sofisticate apparecchiature. A scoprire la presenza della camera funeraria dove potrebbe trovarsi la mummia della bellissima e misteriosa sovrana vissuta nel 14° secolo a. C. ci hanno provato finora, in due momenti diversi, team di tecnici giapponesi e americani ma i risultati sono contraddittori. Così, il nuovo ministro per le Antichità dell'Egitto, Khaled Al-Anany, ha incaricato un gruppo di ricercatori italiani del Politecnico di Torino di fare un ulteriore tentativo per verificare l'affascinante - e credibile - teoria di Reeves. La squadra, che collabora con archeologi egiziani tra cui Mamdouh Eldamaty, direttore del Mallawi Museum, ha operato nel sacrario di Tutankhamon dal 31 gennaio al 6 febbraio con lo scopo di individuare le due cavità inesplorate e in quali punti, eventualmente, vale la pena scavare.

 Il capo della prestigiosa missione italiana a Luxor è Franco Porcelli ed è un professore di Fisica all'Università di Torino. È lui che ha coordinato ingegneri, archeo-fisici e tecnici specializzati nelle misurazioni con i georadar effettuate nella tomba egizia più famosa del mondo.


Cosa avete scoperto?

"È troppo presto per dirlo. Adesso dobbiamo confutare i dati raccolti. Un'operazione complicata. Fra qualche settimana ne sapremo di più. Ma a questo punto posso dire che ci sentiamo come in una finalissima dei Mondiali di calcio: è una partita che giocheremo a Torino, con gli egittologi, e che possiamo vincere".


Dunque un passo avanti rispetto ai giapponesi e statunitensi?

"Loro hanno eseguito delle prove non sistematiche: con un singolo radar e per un tempo limitato. Noi invece abbiamo usato quattro radar diversi per una settimana intera lavorando otto ore al giorno. Un approccio rigoroso e, speriamo, conclusivo".


Che tecnica avete usato per le indagini?


"Montati su apposite intelaiature abbiamo applicato i congegni lungo le pareti della tomba facendo attenzione a non toccarle: ci sono dipinti di inestimabile valore che risalgono a 4.500 anni fa. Con l'uso di sollevatori abbiamo fatto scorrere i radar su e giù fino a un'altezza di tre metri, in modo da scandagliare tutta la superficie dei muri, dello spessore di 120 cm e poter “guardare” aldilà dei mattoni e della roccia. In tal modo abbiamo potuto distinguere, e registrare, dove c'è un vuoto e dove c'è un pieno, che può essere costituito dai detriti prodotti da smottamenti o alluvioni oppure dai sassi che gli antichi egizi mettevano per proteggere l'ingresso delle tombe dai ladri e dagli intrusi".


In quali condizioni avete operato?

"Nel sottosuolo, a sei metri di profondità, in ambienti molto angusti e senza una luce sufficiente. Ma eravamo attrezzati per superare qualsiasi sorpresa". 
Avuto problemi?

"Certo, succede sempre. La programmazione però è fondamentale. Siamo riusciti a superare difficoltà inaspettate".


Cosa è successo?

"Un sistema ha fatto cilecca e siamo stati tutta la notte a studiare il caso per trovare un rimedio. Ma poi è andato tutto bene".


E' fiducioso ora? Si trova proprio lì la mummia di Nefertiti?

"Spero di sì. Adesso entrano in gioco gli archeologi che dovranno stabilire con ragionevole certezza se in quelle stanze c'è qualcosa di interessante. Loro ci diranno se sarà il caso di scavare. Sarebbe una scoperta storica senza precedenti, da poter essere orgogliosi tutti..

I georadar usati  per le rilevazioni non invasive a Luxor sono oggetti unici. Si tratta di quattro scatole di dimensioni diverse (la cui lunghezza varia da 40 centimetri a 150 cm) progettati e costruiti da un pool di scienziati e tecnici italiani e in grado di inviare a frequenze diverse delle onde elettromagnetiche (come i cellulari o le tv) trasmesse dal terreno e registrate in un apposito sensore. La tecnica diagnostica non è sempre perfetta ma i risultati delle ricerche portano alla ricostruzione di immagini in 2D o 3D della massa nascosta ai nostri occhi".

Indicata con il codice Kv62, è la tomba egizia più celebre tra quelle rinvenute nella Valle dei Re, nei pressi dell'antica Tebe. Qui fu sepolto Tutankhamon, il sovrano della XVIII dinastia che governò l'Egitto dall'età di nove anni e morì ancora giovanissimo, forse in modo violento. Il sepolcro, sotterraneo, fu scoperto nel novembre del 1922 dall'archeologo britannico Howard Carter che lo fece emergere dalla sabbia in cui era sommerso. Vi si accede scendendo sedici scalini. La stanza ha una lunghezza massima di 30,79 metri e una larghezza di 5,09. È una tomba estremamente piccola per essere quella di un faraone, se paragonata ad altre del genere esistenti in zona. Tuttavia Tutankhamon ha conosciuto, dopo la scoperta del suo 'insignificante' sepolcro, una gloria postuma incredibile: tv, cinematografia ed editoria si sono impadroniti del faraone fanciullo. Ed ora a questo mito nato in era moderno si aggiunge quello 'sempreverde' di Nefertiti, la bellissima.
13/02/2018 02:28:15

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