ATTUALITÀ/Mondo

LUCI ED OMBRE DALL'ORIENTE

La "nuova via della seta" e', per alcuni Paesi occidentali, un'operazione di colonialismo

Diego Antolini
Continuazione dell'articolo precedente




La Cina ha detto che la 'Nuova Via della Seta':"non e' e non sara' mai neocolonialismo mascherato".
Ma quali possono essere gli elementi d'allarme per una tale operazione? Come ho detto prima, ne vedo principalmente due: uno di natura prettamente economica e uno a livello geopolitico.
Al primo elemento appartiene la "moneta", cioe' l'ingetto finanziario necessario per avviare, mantenere e rinnovare la macchina BRI che costa 1 trilione di dollari.
Da dove vengono i fondi?

- La China Development Bank (uno dei 4 giganti bancari di proprieta' del governo cinese) ha stanziato quasi 900 miliardi di dollari per l'attuazione di piu' di 900 progetti. A questi si aggiungono 90 miliardi di dollari di prestiti altre altre nazioni coinvolte (in un solo anno).
- L'Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), operativa dal gennaio 2016, ha autorizzato un aumento di capitale di 100 miliardi di dollari. Di questi, 20 miliardi dovranno arrivare direttamente da 80 azionisti, dei quali la Cina e' il maggiore con il 28% di share.

Finora, tuttavia, l'AIIB ha erogato meno di 2 miliardi di dollari in fondi. Il presidente dell'istituto creditizio, Jin Liquin, ha detto in occasione del Forum Economico Mondiale in Cina:

"Sosterremo il progetto BRI, ma prima di spendere il denaro degli azionisti, che in realta' e' denaro dei contribuenti, abbiamo tre richieste."

Tali richieste sono che la Nuova Via della Seta deve promuovere crescita (economica), essere socialmente accettabile e rispettosa delle leggi ambientali.
L'elemento d'allarme nel settore economico riguarda proprio la gestione e distribuzione dei prestiti. Dopo 10 anni di progetti le varie nazioni del mondo si troverebbero a debito svariati miliardi di dollari, che ovviamente avrebbero un valore minore nel rapporto monetario che fluttua durante gli anni e, quindi, le figure si gonfiano per rapportarle al livello del prestito erogato oggi.
Come avverra' la riscossione del debito? Quali i termini e le condizioni? E quali le consequenze in caso (molto probabile per molti paesi) di insolvenza? La Cina si troverebbe in una posizione di creditore nei confronti di piu' di 60 paesi. Di fatto, che questa sia o meno l'intenzione di Pechino, in una posizione di controllo.

Al secodo elemento appartiene la complessa e fitta rete di relazioni politico-economico-sociali tra nazioni che va comunemente sotto il nome di geopolitica.
Il 29 marzo 2015, all'annuale Boao Forum for Asia, il presidente Xi Jinping ha detto:}

"L'economia cinese e' profondamente integrata con l'economia globale e forma un'importante forza motrice dell'economia asiatica e globale...Le opportunita' di investimento della Cina si stanno allargando. Le opportunita' di investimento nella connettivita' delle infrastrutture cosi' come nelle nuove tecnologie, nuovi prodotti, nuovi modelli di business spuntano ovunque...Le opportunita' per la Cina di cooperazione estera si stanno allargando. Noi sosteniamo il sistema di commercio multilaterale, ci dedichiamo alle negoziazioni del Doha Round, incoraggiamo la zona di commercio libero Asia-Pacifico, promuoviamo negoziazioni di partenariato economico comprensivo a livello regionale, incoraggiamo la costruzione dell'Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), spingiamo la cooperazione economica e finanziaria da ogni angolo, e lavoriamo come promotore attivo per l'integrazione regionale e la globalizzazione economica."
Eppure non sono tutte luci quelle che riflettono la "strategia della seta". Anzi, dopo nemmeno tre anni di attiva implementazione di alcuni progetti, l'Associated Press ha gia' raccolto una serie di rapporti secondo i quali sarebbero numerosi i progetti BRI iniziati e poi bloccati o annullati. Tra questi vi sarebbero:

- Nepal: $2.5 miliardi nel Progetto idroelettrico di Budhi Gandaki, in seguito annullato dal Nepal nel novembre 2017 per violazione delle regole d'appalto.

- Ungheria: L'UE sta investigando sulla linea ad alta velocita' Ungheria-Serbia, progetto in mano a appaltatori cinesi che potrebbero aver violato le regole d'appalto.

- Myanmar: $3 miliardi nella costruzione di una raffineria. Contratto risolto per problemi finanziari.

- Pakistan: $22.3 miliardi, di cui $10 miliardi nel progetto della ferrovia di Karachi e $260 milioni nella costruzione dell'aeroporto di Gwadar. Entrambi i progetti bloccati.
$12 miliardi stanziati per la diga di Diamer-Bhasha nella regione del Gilgit-Baltistan. Progetto cancellato per problemi sulla partecipazione azionaria.

- Thailandia: $15 miliardi per la linea ad alta velocita'. Progetto cancellato nel 2016 per non aver impiegato un numero sufficiente di aziende thailandesi in subappalto.

- Tanzania: $11 miliardi per la costruzione del porto di Bagamoyo. Progetto in stallo per problemi finanziari.

- Sri Lanka: $1.5 miliardi per la costruzione del porto di Hambantota. Il progetto ha causato problemi finanziari allo Sri Lanka per via del tasso di interesse elevato richiesto dalla Cina a fronte del prestito erogato. Questo ha causato inoltre il trasferimento di patrimoni in Cina.

- Progetti in Asia, Africa e Medio oriente: una ricerca del BMI su questi paesi dimostrerebbe che molti progetti sono troppo vaghi e alcuni di essi addirittura pianificati da qui a 30 anni nella loro effettiva attuazione.

I dati di cui sopra la dicono lunga sull'elemento geopolitico di allarme che il BRI potrebbe portare. Che sia la motivazione principale o un "effetto collaterale" (di cui naturalmente la Cina e' ben consapevole) e' difficile stabilirlo, ma e' certamente innegabile che, indipendentemente dall'effettiva realizzazione dei progetti inseriti nelle 7 "vie della seta", la Cina allarghera' la sua presenza (influenza?) in territori che fino a due secoli fa erano sotto il controllo (dominazione) europea.
La reazione dei paesi beneficiari del prestito BRI sara' quella di ridurre barriere doganali e tariffe commerciali, favorendo una maggiore esportazione del prodotto cinese in tali mercati. La rilocalizzazione delle aziende manufatturiere in Africa e Medio oriente potrebbe essere parte del piano economico, cosi' da "alleggerire" la Cina della sua eccessiva capacita' industriale.
Altra motivazione, meno probabile a giudizio di chi scrive ma possibile, e' quella che la Cina voglia usare il BRI per sostituire il dollaro come valuta di riferimento per il petrolio, dopo che gli sforzi di politica economica domestica realizzati in questi ultimi anni non hanno dato i frutti sperati.

La posizione geopolitica della Cina se il BRI venisse realizzato sarebbe quella di aver guidato i Paesi BRICS in una rivoluzione economica che ha l'ultimo precedente nell'Era Coloniale (che ha prodotto la Rivoluzione Industriale). Oggi, un tale capovolgimento dell'egemonia economica potrebbe avviare la rivoluzione tecnologica che aprirebbe l'Era della Cibernetica. Ma, perche' questo avvenga, la Cina potrebbe ricorrere a misure drastiche, come usare usare i suoi alleati "economici" per poi "sacrificarli" in previsione della reazione dei Paesi che rimarranno fuori dalla "Strategia della Seta"?
E quello si che porterebbe uno scontro economico - e non solo - senza precedenti.
13/02/2018 02:06:17

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