CULTURA

LA VOCE DELLA SIBILLA

Guido Garufi
“Ibis, redibis non morieris in bello”. Questa la risposta dell’Oracolo al soldato romano che lo interpellava prima della partenza. Gli chiedeva se sarebbe morto in guerra. La risposta era doppia, a seconda di come si legge quel “non”. Una prima traduzione è :” Andrai, ritornerai, non morirai in guerra”, la seconda è esattamente il contrario: “ Andrai, non ritornerai, morirai in guerra”.

Certamente la nostra Sibilla non rimanda unicamente alle terribili devastazioni del recente terremoto, questa magica creatura, nata da culti antichissimi ci vuole dire altro, e comunque quella foto che di recente ha fatto il giro del mondo, il suo viso\ombra proiettato sulla montagna, quasi un grido, ci investe totalmente. E’ un grido o un tentativo di parola?

E quale è la “parola” della Sibilla oggi?

La prima reazione è quella di arrendersi all'eccesso di parole o come voleva Leopardi alla funesta voce delle gazzette avendo capito anche lui , e a suo tempo,  che non è detto che tante parole e tante informazioni ci indirizzino verso la verità. A questo ,si aggiunga che la verità è spesso occultata da motivazioni di ordine politico, da ragioni di Stato e tanto tanto altro ancora e non è qui il caso o la  sede di stendere il lunghissimo elenco delle stragi di Stato ,dei delitti senza mandanti ,delle morti nelle carceri per un semplice caffè. La storia è lunga ma questa lunghezza già certifica una verità ovvero che tutto si ripete proprio come voleva il buon Niccolò Machiavelli con il suo icastico” tutti li tempi tornano e gli uomini sono sempre li medesimi”.

 Ecco allora che la nostra Sibilla diventa pur nella sua necessaria ambiguità, una specie di Faro una ipotesi, una piccola luce sullo sfondo di tanta nebbia , pur essendo ambigua e dicendo due cose contemporaneamente antinomiche ,  in qualche modo ci indirizza e ci indica un percorso, conservando sia la saggezza sia quell'aura poetica che sempre più sembra assottigliarsi ( e della quale si sente l’esigenza).

 E’ una Sibilla magica e religiosa è qualcosa a metà strada tra la conservazione di materiale pagano e la possibilità di alzare lo sguardo un po' più in alto, ma ancora di più la nostra Sibilla  sibillinica  rappresenta un ponte tra due regioni, l ‘ Umbria e le  Marche che  molto , anzi moltissimo,hanno in comune , a partire da un substrato di religiosità e da una sterminata articolazione di chiese e monasteri simboli e centri di contemplazioni antichissime e moderne.

 Non tutto questo è a caso,  tutto questo vuol dire che qualcosa da queste parti al centro dell'Italia e soprattutto nella zona appenninica è accaduto,  ma qualcosa di fondamentale che poi è stato rimosso e in qualche caso nascosto; terra dunque di religiosità anche magica se si ritorna a leggere qualche bel testo dell'ottimo professor Febo Allevi e non solo, se ci si addentra nelle 800 e passa pagine del libro da poco stampato di Simonetta Torresi , se ci si apre senza pretesti e senza pregiudizi agli studi di Don Carnevale o di Arduino Medardo, ma soprattutto mi piace ricordare uno studioso apparentemente a latere il professor Giovanni Cardarelli di San Ginesio con le sue esplorazioni sui Templari.

 Perché molte cose sono scomparse? perché sono stati addirittura azzerati  gli indizi ?perché in alcuni archivi le pagine mancano ? Che fine ha fatto la mummia trovata all'inizio del ‘900 davanti all'Abbazia di San Claudio?  Quale giornale ne parlo ? Perché non si trova neppure una copia e dove sono andati a finire i reperti reliquiari di quella scoperta dove vi è ancora una grossa tradizione orale e testimoniale?

 E proprio questo un mistero sibillinico,  e la nostra cara Sibilla forse vuol dirci proprio questo :di scavare e di cercare ancora, perché è nascosto qualcosa dalle nostre parti che nessuno deve trovare proprio come nel bellissimo romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa laddove gli omicidi con arsenico dovevano impedire​  all'investigatore di trovare il testo sul comico e sul sorriso , di Aristotele, nascosto nella biblioteca dei Frati , riso che non  faceva comodo far emergere ,dovendosi più in generale mostrare il registro pesante  di una religiosità punitiva o comunque penitenziale.

 Ecco allora che la Sibilla diventa simbolo e luce della ricerca o comunque stimolo ad una razionalità ulteriore nell'apparente ricerca irrazionale dei rimandi che ad essa si riferiscono.

 Persino le fiabe se si leggono i due libri di Giuseppe di Modugno possono dare qualche traccia. Ma noi, qui in questa prima fase,desideriamo inviare un messaggio che ha anche qualcosa di politico.  Per puro paradosso, ma non troppo, sono portato a pensare che linguaggio della politica sia davvero il linguaggio più sibillinico,  corrispondente a quanto si diceva a proposito della Tecnica retorica in alcuni scritti esegetici, quando San Tommaso ad esempio avverte  che" Ego sum veritas può dirsi, nell'immediato autocontraddisi". Ecco,la  verità mostra due facce , o meglio ancora te ne mostra una per subito contraddirla e il malcapitato lettore o ascoltatore ci casca pienamente. Tale è  il linguaggio della politica. Ed è così, che nel caos totale, nel labirinto del linguaggio, in un labirinto che è diventato il mondo grazie ad internet, sarà veramente difficile trovare Arianna e Teseo rimarrà piuttosto isolato. 

Ma non mancheranno spunti, almeno lo spero, che questo discorso possa essere allargato,  arricchito da altri contributi.  Ho come l'idea che questa piccola testata che non ha se non la volontà di lavorare in un campo che è nicchia , possa prendere il largo come la navicella dantesca e possa" gir infra la gente".  Molti autori,   a partire da Goethe,  si sono interessati dei nostri Appennini, studiosi del sacro come Guenon ci hanno dato indicazioni o comunque ci hanno indirizzato lungo una via interpretativa. A noi spetta, con l'aiuto dei collaboratori, di allargare il discorso e di giungere al cuore delle persone per riattivare l’antica eco o la risonanza  che ci congiunge alle nostre radici, eco ancora presente, eco non ancora annullata  dal frastuono o dalla musica ad altissimi decibel.

Sibilla che guida verso “la porta stretta”.
Guido Garufi, già ordinario di Filosofia, è autore di diversi saggi e monografie su Pascoli e Montale. Si è occupato di molti autori del secondo Novecento, da Campana a Gozzano, da Zanzotto a Sereni. Ha scritto saggi di estetica e di  metodologia critica, sul simbolismo, qui si ricorda Il tempo, il labirinto, la scrittura. E’ stato redattore, insieme a Remo Pagnanelli, della  rivista Verso, fondata da entrambi nel 1980. E’ stato redattore di numerose riviste letterarie, insieme a Manacorda, Barberi Squarotti, Domenico Rea, Carlo Bo Ha scritto testi per MEDIASET  e per  la RAI. Per  poesia ha pubblicato cinque raccolte con note di Vittorio Sereni, Mario Luzi e Giovanni Tesio.
23/11/2017 10:11:33

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